Biografie degli autori

 


 

Giampiccoli Marco Sebastiano

Nota tratta da:"Farronato Gabriele: note alla ristampa anastatica - Asolo Ed. Acelum 1987"

  Giampiccoli Marco Sebastiano (1737 - 1809)

Fino a qualche tempo fa era stato accettato che Marco Sebastiano Giampiccoli fosse (secondo quanto aveva scritto lo studioso bellunese Luigi Alpago Novello, Gli incisori bellunesi, 1940) fratello di un certo Giuliano, anch'esso noto incisore, nato in Belluno nel 1706 e morto a Belluno nel 1782.
Di recente però, Enrico De Nard, Marco Sebastiano Giampiccoli: un caso di omonimia, in "Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore", LVII, 254 (gennaio - marzo 1986), pp. 14-23, ha portato un notevole contributo risolvendo non pochi problemi sorti in merito alle numerose tavole di questo incisore.
In realtà Giuliano è il padre di Marco Sebastiano (come racconta il De Nars) che risulta essere nato a Venezia il 18 luglio 1737 nella parrocchia di S.Antonino di Venezia e morto il 23 giugno 1809 nella parrocchia di S.Nicola da Tolentino di Venezia.
"Marco Sebastiano Giampiccolo quondam Giuliano veneto incisor (di) rame di anni 73, da molti anni asmatico, salito da polmonìa morì geri..."
Il Marco Giampiccoli (1706-1782), conclude il De Nard, è Marco Antonio zio paterno dell'autore delle due stampe.
Il sospetto dello studioso era nato dall'uscita di ulteriori edizioni ancora firmate dallo stesso Giampiccoli ben oltre la fatidica data del 1782.
In effetti, tanto per fare un esempio, anche le Notizie istoriche ... di Asolo sono uscite sia nel 1780 che dopo.
La copia che si ritrova presso il Museo archivio biblioteca di Bassano del Grappa è uscita con una dedica di Marco Sebastiano G. "al chiarissimo ed egregio scultore sig. Antonio Canova ed inserito come quinterno aggiuntivo.
In quella edizione le due stampe sono "diverse": la cartina topografica dell'Asolano è stata privata degli stemmi del Fietta e Perusini ed al suo posto collocati i nomi dei paesi di Casacorba ed altri.
La stampa di Asolo è stata privata o meglio tagliata della parte con lo stemma di Trieste, ma in modo che il nome dell'incisore apparisse. Forse, questi due interventi miravano a non ripetere la prima edizione.
Secondo lo stesso De Nard, la tipografia in cui è stato stampato questo opuscolo è quella di Simon Tissi, tipografo bellunese.

 


 

Paladini Vittor Luigi

Nota tratta da:"Carlo Bernardi - Guida storico-turistica-sentimentale di Asolo e del classico Asolano, parte I: Asolo - Milano Ed. Corso 1949"

  Paladini Vittor Luigi (1844 - 1913)

Cittadino asolano, consacrò, la sua vita all'insegnamento. Per il forte ingegno e la gentilezza squisita del sentire avrebbe potuto aspirare a mete ben più onorifiche e redditizie, se una rara modestia e l'attaccamento profondo alla pace domestica non gli avessero consigliato di starsene umile tra gli umili.
Partecipò, volontario, alla campagna garibaldina del Trentino nel 1866; ma più che "uomo di parte", come da qualcuno si volle definirlo, sostanzialmente fu figlio devoto alla Patria di cui auspicò grandezze e fortune, scevro dalle esuberanze incomposte dei soliti patriottismi affaristici e meschinamente settari.
L'eco della sua oratoria maschia e fluente non è ancora spento nei ricordi delle ormai vecchie generazioni, come della sua Musa ispirata e gentile restano buone prove i due preziosi volumetti: "Brezze e Bufere" e "Aria pura".
L'immaginifico Gabriele e qualche rubricaio di professione non parvero troppo persuasi della poesia paladiniana, ma i più, con Carducci, Cavallotti e Ferdinando Martini, si dichiararono di parere contrario, e il contrasto torna tutto a onore del Nostro.
L'opera però che raccomanderà il nome del Paladini alla gratitudine perenne dei suoi concittadini sarà la sua "Guida di Asolo". Un vero gioiello tutto profumato di calda poesia, architettato con indiscutibile sodezza di studio e di acuta discriminazione critica, nella paziente compulsazione di gran parte del materiale storico accumulato dalle più lontane alla più recente generazione che gli fu contemporanea.
Lavoro di piccola mole, ma di forte respiro, la "Guida" rivela subito la mano provetta che sa rivestire il pensiero con forma smagliante di eleganza e proprietà cristalline. Tutto vi scorre, parte a parte, limpido, preciso, icastico, e, se pure il più attento lettore non possa non risentire dall'insieme un senso di frammentarietà di sproporzione e di incompiutezza, questo non isminuisce per nulla il valore dell'opera stessa, si noti bene, oltre mezzo secolo addietro e in vari periodi di vacanze autunnali.
Più che la "Guida" dall'accezione comune, ameremmo dirla un canto di amorosa ammirazione per le bellezze naturali e i fasti secolari della incantevole terra asolana. Alla qual terra, per concludere, non sarà indiscreto ricordare che, se troppo poco da essa fu fatto per onorare, vivo, il suo degno figliolo, meno ancora fu fatto per perennarne, morto, la buona memoria.

 

Nota tratta da:"Binotto Roberto - Personaggi illustri della Marca Trevigiana
dizionario bio-bibliografico dalle origini al 1996 - Treviso Fondazione Cassamarca 1996"

 Paladini Vittor Luigi (1844-1913)

Di Asolo, seguì Garibaldi nel Trentino a soli 22 anni. Laureato in lettere, le insegnò per tutta la vita in otto città: da Reggio Calabria a Bergamo, a Venezia, ultima tappa.
Scrittore, critico, uomo di parte, oratore, egli espresse in "Voci di contadini" le sofferenze, le aspirazioni, le collere di coloro che furono costretti a valicare le Alpi o a salpare per le lontane Americhe.
Poeta di fine gusto estetico compose apprezzate opere in prosa e in versi, come Aria pura (Milano 1885); Brezze e bufera (Milano 1877); Alla gioventù asolana (Asolo 1904). Egli trasmise questa sua effusione poetica anche in Asolo e il suo territorio (Bologna 1919).

 


 

Pivetta Antonio Gaetano

Nota tratta da:"Carlo Bernardi - Guida storico-turistica-sentimentale di Asolo e del classico Asolano, parte I: Asolo - Milano Ed. Corso 1949"

  Pivetta Antonio Gaetano (1798 - 1883)

Cittadino asolano, "travet municipale", aggiunto alla patria Cancelleria dapprima e quindi a quella di Castelfranco Veneto, e in fine privato cittadino, a riposo, in Patria.
Nessuno, che da noi si sappia, finora lo degnò, nemmeno per incidens, della più modesta menzione eulogica; eppure ogni dissertore delle cose di casa nostra, da un secolo ad oggi, dovette attingere al materiale da lui raccolto e affidato ai copiosi manoscritti ancora in gran parte custoditi nel Civico Museo.
Il buon Pivetta si piccò di poeta e di storico senz'essere nè questo, nè quello; ma con la costanza di un'apis argumentosa, fu l'evangelica "sagena missa in mare", che rastrellò quante più notizie gli caddero sottomano.
Buone e cattive, probabili o no, vere o false, tutte egli inzeppò nei suoi tre grossi zibaldoni maggiori: "La Storia di Asolo", le "Memorie Analitiche" e la "Storia di Caterina Cornaro".
E non è poco merito il suo, avendo così preparato un copiosissimo e non disprezzabile materiale che, posto al vaglio di una critica giudiziosa e quadrata, sarà di grande aiuto alla stesura di una auspicatissima Storia o, meglio, Cronistoria asolana.

 

Nota tratta da:"Binotto Roberto - Personaggi illustri della Marca Trevigiana
dizionario bio-bibliografico dalle origini al 1996 - Treviso Fondazione Cassamarca 1996"

Pivetta Antonio Gaetano (1794 - 1887)

Da Asolo, poeta che incontrò benevolenza e incoraggiamento da letterati non residenti piuttosto che dai suoi concittadini.
Fu impiegato comunale per 45 anni.Nel 1854 fu costretto a trasferirsi a Castelfranco Veneto, ove rimase fino alla morte. Ci lasciò manoscritti Mille e una sciarada, Novelle in sesta e ottava rima, Sonetti mille e uno, Poemi poetici cinque, Memorie analitiche dalle origini di Asolo fino al 1880 (cinque volumi), Storia di Caterina Cornaro, Giornale del teatro di Asolo, Drammi teatrali n. 17.
Una copiosissima produzione, quindi; e non disprezzabile, se posta al vaglio di uno storico obiettivo.